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La gestione delle terapie semintensive respiratorie in epoca COVID-19. Il ruolo delle Pneumologie Italiane

La Pneumologia Italiana ha svolto un ruolo centrale nella risposta sanitaria di contenimento della pandemia da SARS-CoV-2 moltiplicando sforzi, assistenza specialistica respiratoria e disponibilità di posti letto per i pazienti con polmonite da COVID-19. L’efficacia dell’intervento pneumologico è stata possibile principalmente grazie alla presenza e all’esperienza pluriennale delle Unità di Terapia Intensiva Pneumologica, integrate a livello ospedaliero nelle Unità Operative Complesse di Pneumologia.

A metà maggio erano stati trattati e dimessi dalle Pneumologie Italiane circa 10.000 pazienti, di cui il 42% trattati con ventilazione non invasiva (erano l’82% a marzo in piena pandemia) e il 17% con ventiloterapia invasiva. Le unità semintensive respiratorie hanno avuto un ruolo strategico nel raccordare l’attività tra le Rianimazioni e le Unità Operative Complesse a più bassa intensità. Il 22% dei pazienti ricoverati in Pneumologia è stato trasferito dalle Rianimazioni (step down), mentre l’11% è stato, a seguito di un aggravamento clinico, trasferito dalle Pneumologie alle Rianimazioni (step up). L’esito clinico di questa gestione è stato particolarmente positivo: la mortalità generale dei pazienti COVID-19 ricoverati nelle Pneumologie Italiane è stata pari al 12%, ovvero molto simile a quella che si registra nei reparti di medicina generale durante i mesi invernali. Questi dati confermano che per essere veramente efficace, la ventilazione non invasiva deve essere effettuata da personale medico specializzato esperto, nel caso specifico gli specialisti Pneumologi.

Esiste sul territorio nazionale una rete pneumologica che può assicurare una rapida risposta nell’evenienza di una seconda ondata di polmoniti da COVID-19, o comunque nel caso in cui sia necessario il trattamento di pazienti critici respiratori, incrementando e riconvertendo l’attività verso una particolare patologia come già si è verificato con buoni risultati durante la prima fase della pandemia COVID-19. I posti letto pneumologici, presenti in DEA di I e II livello, già impegnati nell’attività routinaria di assistenza ai pazienti critici e alla ventilazione, sono circa 920: essi dovrebbero rappresentare un primo nucleo, rapidamente disponibile, dei 4.225 posti letto di tipo semintensivo previsti nel Dispositivo Ministeriale.

Le Società Scientifiche Pneumologiche Italiane ritengono che la valorizzazione delle competenze pneumologiche non rappresenti semplicemente un riconoscimento dell’impegno e del contributo della Pneumologia Italiana nella gestione dell’epidemia da COVID-19, ma sia anche un’opportunità unica per tutto il Servizio Sanitario Nazionale per implementare rapidamente un’efficiente risposta di cura per tutti i pazienti affetti da patologie respiratorie.

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Grafica e Pubblicazione
AIPO Ricerche Ed. – Milano
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Versione del 6 Ottobre 2020
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